In Scandinavia i costruttori hanno risolto praticamente già dieci anni fa il problema del riscaldamento delle case private in inverno: la loro tecnologia di pavimento caldo funziona in modo affidabile anche con gelate intense. Nella pratica edilizia italiana, soprattutto nelle case più vecchie e negli appartamenti in condominio, si incontrano ancora spesso approcci superati che costringono le caldaie a lavorare al massimo, consumando grandi quantità di energia.
Tutto il segreto di questo sistema sta nel fatto che la casa si trasforma in un thermos: il calore non viene prodotto in continuazione, ma viene trattenuto in modo intelligente all’interno grazie a una struttura del pavimento ben studiata e a un isolamento molto efficace delle fondamenta. Questo principio viene adottato sempre più spesso anche nelle moderne ristrutturazioni.
I costruttori scandinavi posano sotto la platea di fondazione un doppio strato di polistirene espanso estruso EPS con uno spessore complessivo fino a 150 mm. In questo modo le dispersioni termiche verso il terreno si riducono al minimo, mentre in molte case italiane, soprattutto quelle costruite prima dell’introduzione delle moderne norme sull’isolamento termico, si può trovare un isolamento molto più debole o addirittura una sua assenza parziale.
Quando la base della casa è isolata correttamente, la temperatura del fluido termovettore nei tubi del pavimento radiante può essere di soli 45–50 °C. Per confronto, nelle case poco isolate la caldaia deve riscaldare l’acqua fino a 70–80 °C per compensare la dispersione di calore.
La struttura del pavimento appare come una torta perfettamente stratificata.
- Primo strato: sottofondo portante in ghiaia o sabbia compattata, con spessore di 200 mm, per livellamento e drenaggio.
- Segue una base in calcestruzzo, un massetto di 100 mm, che crea un supporto solido e uniforme.
- Uno strato impermeabile di isolamento contro l’umidità, che blocca la risalita dell’acqua dal terreno, aspetto particolarmente importante nelle zone con elevata umidità.
- Il principale isolamento termico, ancora in EPS da 100 mm, che svolge un ruolo chiave nel bloccare la dispersione di calore verso il basso.
- Massetto armato di almeno 70 mm, completato da una pellicola riflettente in alluminio che rimanda il calore irradiato verso l’interno.
- Rivestimento finale in legno di qualità, piastrelle oppure vinile, molto diffusi negli interni italiani e con elevata capacità di accumulo termico, che trattiene il calore per molte ore.
Nelle zone montane e pedemontane d’Italia, per esempio nelle Alpi o negli Appennini, è diffusa anche un’altra variante: al posto dei tubi ad acqua si installano sottili pellicole riscaldanti a infrarossi. Vengono montate direttamente sotto il rivestimento del pavimento e riscaldano per irraggiamento, in modo simile al sole: il calore viene assorbito dagli oggetti e dalle persone, non dall’aria.
Vantaggi della combinazione dei materiali
La combinazione di queste pellicole con materiali che accumulano calore, come per esempio il massetto in calcestruzzo, crea un effetto di riscaldamento graduale ed economico che continua a lungo anche dopo lo spegnimento del sistema. Uno speciale isolamento multistrato sotto di esse garantisce poi che tutta l’energia venga diretta verso l’alto, nello spazio abitativo.
Un sistema di questo tipo mantiene il pavimento piacevolmente caldo anche con basse temperature invernali e allo stesso tempo resta economico in esercizio, cosa importante in un periodo di aumento del costo dell’energia.
La casa come accumulatore di calore
Una casa costruita secondo questi principi diventa un vero accumulatore di calore. Grazie a un isolamento di qualità dell’involucro edilizio, il sistema di riscaldamento può lavorare con una potenza inferiore e per un tempo più breve, in linea con i moderni standard di efficienza energetica.
- Negli ambienti non si formano angoli freddi né zone surriscaldate.
- L’aria resta fresca senza un’eccessiva secchezza indesiderata.
- Si può camminare comodamente a piedi nudi sul pavimento anche nel pieno dell’inverno.
Sebbene nei paesi scandinavi questi approcci siano ormai uno standard da oltre dieci anni, in Italia si incontrano ancora più spesso nelle case moderne ad alta efficienza energetica e nelle ristrutturazioni di qualità, piuttosto che nell’edilizia di massa.
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