Questo non è assolutamente adatto al riscaldamento: un guardaboschi ha indicato il legno che ruba calore alle case

Con l’avvicinarsi della stagione del riscaldamento, molti proprietari di casa iniziano a preparare la legna da ardere per la stufa o per il camino. A prima vista tutto sembra semplice: si taglia, si accatasta e si brucia. Gli specialisti del settore forestale, però, avvertono che non tutti i tipi di legno riescono davvero a riscaldare la casa. Alcuni combustibili non solo producono poco calore, ma sembrano addirittura “rubarlo” all’abitazione, soprattutto nel contesto di una casa italiana con caminetto.

Questo tipo di legno brucia male, produce molto fumo, sporca la canna fumaria con pericoloso creosoto e può ridurre l’efficienza della stufa o del camino. La cosa peggiore è che spesso le persone non capiscono nemmeno dove sia il problema: si limitano a stupirsi del fatto che in casa faccia freddo, pur continuando a scaldare. Esistono però alcuni modi semplici per riconoscere la legna inadatta prima ancora di portarla dentro.

Quale legno fa più danni

Gli specialisti distinguono diverse categorie di legna che andrebbero evitate, soprattutto quando si usa una stufa a legna. Alcune varietà sembrano normali a prima vista, ma in realtà possono compromettere sia il comfort termico sia la sicurezza dell’impianto.

Il legno verde o umido è il problema più comune. Il legno impregnato d’acqua, durante la combustione, consuma energia non per produrre calore ma per far evaporare l’umidità. Il risultato è molto fumo, poco tiraggio e una rapida formazione di creosoto sulle pareti della canna fumaria. Un riscaldamento di questo tipo non è solo inefficiente, ma anche pericoloso.

Il legno resinoso di conifera, come pino o abete, scoppietta molto e lancia scintille. Sporca rapidamente la canna fumaria con la fuliggine e aumenta il rischio di incendio, soprattutto nei camini più vecchi. Inoltre, la resina durante la combustione emette un odore sgradevole e può danneggiare l’interno del focolare.

Il legno marcio o danneggiato dagli insetti brucia in modo irregolare e si sbriciola. Ha perso la sua densità e quindi sviluppa poco calore. Allo stesso tempo peggiora la qualità dell’aria all’interno dell’ambiente, perché nell’aria finiscono spore di muffa e residui di insetti.

Il legno trattato chimicamente è il più pericoloso. Tavole verniciate, laccate o impregnate, quando vengono bruciate, rilasciano gas tossici dannosi per la salute. Questo tipo di legno non dovrebbe mai essere bruciato in ambienti chiusi, nemmeno se ben ventilati.

Come riconoscere la legna cattiva

Questo non è assolutamente adatto al riscaldamento: un guardaboschi ha indicato il legno che ruba calore alle case

Per accorgersi del problema non serve essere specialisti. Basta un controllo semplice prima di usare la legna nel camino o nella stufa, e spesso pochi dettagli visibili o percepibili sono già sufficienti per capire se vale la pena scartarla.

I segni visivi parlano chiaro: una superficie screpolata o farinosa, muffa visibile, fori lasciati dagli insetti o corteccia che si stacca indicano marciume o infestazione. Gocce lucide di resina o sacche resinose su un ciocco spaccato segnalano invece la presenza di legno tenero molto resinoso.

Anche l’odore è importante. Un odore stantio, acido o chimico indica marciume, muffa o trattamento chimico. In questi casi la legna dovrebbe essere scartata senza eccezioni.

Il peso e l’umidità danno un’altra indicazione utile. Sollevando un pezzo spaccato, si capisce facilmente se è pesante per colpa dell’acqua. L’ideale è usare un misuratore di umidità: il legno correttamente stagionato ha meno del 20% di umidità. Tutto il resto è troppo bagnato per un riscaldamento davvero efficace.

Quale legno scegliere

La scelta migliore è la legna dura ben stagionata, come quercia, frassino o faggio, specie ampiamente usate anche in Italia. Questi legni hanno un’elevata densità, bruciano a lungo e producono molto calore, risultando quindi più convenienti e più affidabili durante tutta la stagione fredda.

È importante che il legno sia spaccato, perché in questo modo si asciuga più in fretta e brucia in maniera più uniforme. I ciocchi spessi e non spaccati si asciugano molto lentamente e spesso rimangono umidi anche dopo un lungo periodo di stoccaggio.

Al momento dell’acquisto conviene fare ai venditori domande precise: di quale essenza si tratta, quando è stato abbattuto, se è stato spaccato e per quanto tempo e dove è stato conservato. I venditori affidabili dovrebbero essere in grado di rispondere a queste domande, soprattutto nei mercati locali o presso piccoli fornitori.

Conservazione corretta

Questo non è assolutamente adatto al riscaldamento: un guardaboschi ha indicato il legno che ruba calore alle case

Anche la legna migliore può rovinarsi se viene conservata nel modo sbagliato, soprattutto nelle regioni italiane più umide. Per questo non basta scegliere bene il materiale: è fondamentale anche proteggerlo correttamente nel tempo.

La legna va sistemata su una base, come pallet o tavole, in modo che non tocchi direttamente il terreno. Così la si protegge dall’umidità che sale dal basso e dagli insetti.

La parte superiore va coperta con una tettoia o con un telo, ma i lati devono restare aperti per consentire la ventilazione. La legna completamente coperta non riceve abbastanza aria e può iniziare a marcire.

È utile seguire il principio “prima dentro, prima fuori”: bisogna usare per prime le scorte più vecchie, così da evitare che inizino a deteriorarsi. Questo aiuta anche a mantenere più ordinata la gestione della legna durante tutto l’inverno.

Il tempo ideale di essiccazione è di almeno sei mesi durante l’estate oppure di un anno, se il legno è stato abbattuto in autunno o in inverno. Questo è particolarmente importante quando si prevede di usarlo nella stagione fredda.

Conclusione

Non tutta la legna da ardere è uguale. Legno verde, umido, marcio, resinoso o trattato chimicamente non solo non riscalda bene, ma danneggia la salute, sporca la canna fumaria e aumenta il rischio di incendio.

Prima di acquistare o di accendere il fuoco conviene fare un controllo semplice: guardare, annusare e misurare l’umidità. Pochi minuti di attenzione possono far risparmiare molti problemi e molto denaro per tutta la stagione del riscaldamento, soprattutto se in casa si usa il camino.

Francesca Galli